(di Marisa F. Malcangi)

La Messa Della Domenica

Avevo poco piu' o poco meno di tre anni, e la domenica andavo alla messa, non da sola, io avrei preferito qualcosa di diverso, ma ci andavo lo stesso perche' mi ci accompagnavano.
Avevo anch'io la mia bella scatoletta per il rosario, era in madreperla e argento, unico piacere di quei momenti era avere in mano quel gioiello di bellezza, senza contare che avevo ottenuto che al posto del rosario ci fossero chicchi di riso crudo che potevo sgranocchiare durante la funzione, la quale, grazie a questi favori, non mi molestava piu'.
Sgranocchiando un chicco di riso per volta, finalmente arrivava il momento di uscire e appena fuori il cuore mi si riempiva di aria, e colori, e gioia.

Domenica dopo domenica, passava il tempo, crescevo e cominciavo ad osservare quel mondo cosi' inutile, dove tutti smettevano di vivere, dove tutti ripetevano in massa e all'infinito sempre le stesse cose, mentre l'organo spandeva le sue magnifiche note come se tutto cio' fosse meraviglioso.
Perche' quell'abbassare la testa, e aspettare, e il campanello al cui suono cambiava lo scenario, e poi in piedi, e poi seduti... tutti trasformati in burattini, senza vita.

Per non parlare di quando mi sono dovuta preparare per la comunione, la confessione e' stata la cosa piu' difficile per me, non perche' non volessi raccontare i fatti miei a qualcuno che chissa' per quale ragione si nascondeva pure ! Solo non capivo cos'era il peccato forse il pianto e il ridere, magari bisticciare, o forse cercare d'incontrare il bambino preferito per poi fare finta di non vederlo, forse era la finta?
Mi avevano insegnato che anche solo rubare la marmellata era peccato, e cosi' la mia confessione era 'ho rubato la marmellata', anche se non era vero, un giorno di questi il prete mi ha domandato 'non hai mai ammazzato nessuno?'.
ricordo che mi sono ammutolita per lo spavento e non capivo perche' pensasse cosi' di me, non potevo intuire la burla perche' avevo visto tutto della chiesa come rigore severo, ossessione obbligatoria.

Ormai non sgranocchiavo piu' riso durante la messa, all'oratorio mi preparavo con altri bambini per la prima comunione... e da quel momento, ho dovuto fare il burattino anch'io, meno male che almeno l'ostia mi piaceva molto.

Il mio interesse si focalizzava sulla predica, ascoltavo, archiviavo le cose che non capivo perche' facevano parte di un tema che mi affascinava.
Il sacerdote raccontava la storia di Gesu' e i suoi insegnamenti spesso formati da frasi che non sempre capivo, ma non domandavo mai spiegazioni ad alcuno, nemmeno ai miei, come per ogni altra cosa in altro ambito, tutto cio' che mi riguardava era solo mio.
La predica domenicale, era l'unica parte della messa che secondo me, aveva senso di esistere, capire di valori umani, era come sentirmi piu' vicina a me stessa.

Qualche volta mentre la domenica mi avviavo da sola alla messa, osservavo gli altri sulla strada, e rivedendoli con gli occhi di oggi, provo tenerezza, vita semplice, gente semplice e buona che io conoscevo come se si fosse tutti di un'unica famiglia.

Finita la Guerra, questa mia storia finisce.
Papa' e mamma si preparano a tornare. E arriva il giorno della partenza, e degli addii.
Con il cuore in sospeso, l'addio ai compagni di scuola nell'ora di lezione... risento il loro ammutolire, e il mio, poi interrotto dalla maestra.

Quando ripenso alla domenica di quel paesino, rivedo una strada tra i tigli in fiore, e vedo le prime persone dirigersi verso la piazza, una e' sola, una coppia cerca di raggiungerla, altri arrivano dalle stradine laterali, tutti vanno nella stessa direzione, vedo bambini seguire i grandi, ciascuno con la propria storia da vivere... vedo una bambina tornare dopo la messa e sedersi nel viale sotto un tiglio a sgranocchiare le minuscole noccioline che quei profumatissimi fiori maturi, lasciavano cadere... poi alzo gli occhi e rivedo la portina verde ad arco, del mio giardino, aprendola sento il suono dolce della sua campanella, vedo le aiuole piene di fiori, e l'albicocco sul quale mi arrampicavo agile come un gatto.





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